Carlo III dentro Napoli nel 1381. Il re, la regina, il papa, l'antipapa


PREZZO : EUR 30,00€
CODICE: ISBN 8872970245 EAN 9788872970249
AUTORE/CURATORE/ARTISTA :
Autore: ,
EDITORE/PRODUTTORE :
COLLANA/SERIE :
DISPONIBILITA': Disponibile


TITOLO/DENOMINAZIONE:
Carlo III dentro Napoli nel 1381. Il re, la regina, il papa, l'antipapa

PREZZO : EUR 30,00€

CODICE :
ISBN 8872970245
EAN 9788872970249

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ANNO:
2020

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Disponibile

CARATTERISTICHE TECNICHE:
120 pagine
Brossura

DESCRIZIONE:

Commento dell'editore:
Il 1 settembre, al porto di Napoli, sbarcarono Angeluccio di Rosarno e il conte di Caserta con dieci galee provenienti da Marsiglia zeppe di soldati provenzali, giunti in soccorso della Regina. Carlo convinse Giovanna di avvisarli che non era tenuta prigioniera e non era maltrattata e che, anzi, come madre adottiva del Re non solo voleva lasciargli il Regno, ma anche il Contado di Provenza, per cui sarebbe stato meglio scendere da quelle fortezze per fare omaggio a Re Carlo in persona.
Ma quando i provenzali giunsero a Castelnuovo trovarono la Regina in lacrime. Ella rammentò loro i 39 anni di benefici fatti per la Provenza, per cui si sarebbe aspettata maggiore diligenza nel momento del bisogno, ristretta e ridotta a mangiare cibi vilissimi per vivere. Altro che omaggio! Ora gli comandava di non ricevere mai Carlo III per signore, neppure se vedessero una carta da lei firmata, testamento compreso, perché sarebbe falso, essendo sua intenzione renderli vassalli di Luigi d'Angiò, secondogenito del Re di Francia, fatto erede di tutti i suoi stati, al quale avrebbero poi giurarono fedeltà per sé e per i suoi eredi.
Così l'autore: — Recatisi costoro da lei, ella, nel cuor sempreppiù contra Carlo sdegnata, insinuò ad essi, che non lo avessero giammai per loro Signore riconosciuto, ancorché vedessero qualche sua scrittura d'instituzione in erede; ma che obbedissero mai sempre al Duca di Angiò in tutti i suoi Stati. Partiti i Provenzali, Carlo scorgendo la Regina sempre più impieghevole ai suoi voleri, cominciò a trattarla da prigioniera. Dopo varie astiose restrizioni mandolla nel Castello di Muro, ed egli restò da Re in Napoli, bene accolto da tutti, temuto e rispettato.
Re Carlo giunse al Ponte dove la gente del popolo si lanciava dalle mura per accorrere a portare frutti ai soldati, lì fermi da 18 ore. Dalle sue fila si mossero Palamedes Boffuto e Marcuccio Aiossa, con 40 scelti, diretti alla Porta del Carmine. Trovatala serrata, virarono per la marina, avviandosi alla Portella della Conciaria, che apersero con poco sforzo, contagiando i napoletani.
Gridavano per il Mercato: — Viva Re Carlo!
Appena furono scoperti, il Reggente della Viacaria Stefano Ganga e Andrea di Pinto, capitano della guardia napoletana, indietreggiarono dal Mercato verso la città alta, fuggendo in direzione del castello.
E bene fecero perché Palamides e Marcuccio si distaccarono voltando per la Porta del Carmine e l'apersero in due, lasciando che tutto l'esercito giungesse in città capeggiato dal sovrano. Fu di martedì, il 16 giugno 1381, alle ore 19.
Carlo andò spedito per il Pendino, percorrendo la strada reale di Nilo, e si fermò a S.Chiara, dove mise guardie alle porte. Qui allestì il campo dove furono costruiti tre trabucchi, che presero a battere dentro Castelnuovo, sentendosi ormai pronto all'assedio.
Nel Castel Nuovo (piazza Gesù Nuovo) erano ricoverate la Regina Giovanna, e la nipote Maria II con le sorelle, cioé le cognate di Carlo (Maria II, Agnesa II e Giovanna II duchessa di Durazzo moglie del Conte Roberto IV d'Artois), il cardinale di Gifono, Ugo Sanseverino signore di Ostuni, e altri.
Carlo III, intanto, marciò su Napoli il 16 luglio del 1381 in gran trionfo, sommerso dal tripudio di folla, ma fermo ad assediare i castelli per un mese. Ottone, dal canto suo, fu costretto ad indietreggiare al Ponte della Maddalena, dove era rimasto Cola Mostone, e gli uccise 50 uomini. In serata fu sulla via di Saviano, andò a riprendere Aversa e ripartì ponendo campo a un miglio da Napoli. L'idea fu quella di togliere l'acqua potabile che giungeva ai fontanini della città percorrendo l'acquedotto detto il Formale. Gli si rivolse contro Giacomo Zurlo, uscito assetato da Capuana, con il quale prese a scaramucciare per alquanti giorni, fino al 20 agosto, quando Giovanna I mandò finalmente Ugo Sanseverino per un accordo. Ma Carlo III non volle trattare. Rispose inviando per mano della staffetta pan fresco, frutti, polli e altre cose alla Regina, col patto che se entro quattro giorni non le fossero arrivati soccorsi dal marito, restando così le cose, doveva arrendersi. Ma ecco che nell'ultimo giorno, per la via di s.Eramo, si ripresentò proprio Ottone, il quale, penetrato nel deposito delle munizioni, divise i suoi in due squadre comandate dal Conte d'Artois e da Baldassar suo fratello, e si spinse fino a Santospirito. Qui gli morirono molti uomini, fra cui il Marchese di Monserrato, e fu costretto a richiamare i soldati rimasti al castello. I restanti scapparono a s.Eramo, assediati da Giovannotto Protoiodice, cadendo il 26 agosto.
Solo allora la Regina inviò Ugo Sanseverino a chiedere la resa, nonostante potesse andare avanti per un anno, anche senza i soldi chiesti alla figlia della fu sorella Maria I, ovvero la Duchessa Maria II Durazzo, che le aveva risposto di non averne e comunque di non poterlo fare perché Carlo era suo genero, cioè il marito della sorella Margherita. Però, dopo tre giorni, appena firmò la resa, la dispettosa nipote si presentò con un sacco di soldi dalla zia, ormai che più non le servivano, ricevendo in cambio il riso amaro dell'ex sovrana.
Giovanna: — Sarebbe stato meglio un sacco di pane… portali a quello scellerato traditore di tuo jennero.48
Si giunse così allo scontro finale che portò alla presa del castello. “La battaglia si attaccò di poi tra Carlo e il Principe Ottone, quando venne da Aversa a soccorrere il Castel Nuovo, dov'era assediala la Regina. Ottone fu perditore, e rimase prigioniero. La Regina si arrendette. Carlo entrò nel Castello a visitarla, e con ogni gentilezza da Regina trattolla”.49
Nel giorno della resa Re Carlo entrò e riverì Giovanna sempre come sua sovrana, rassicurandola con dolcissime parole che l'avrebbe tenuta per madre, lasciandola serena nei sui stati di Provenza, qualora, di suo pugno, lo avesse fatto erede in vita della signorìa di Napoli: “le domandò solo di farlo erede dei suoi Stati dopo la di lei morte. Finse Giovanna e dissimulò per allora la sua idea. Si riserbò di parlarne coi Signori Provenziali ch'eran venuti colle galere in suo soccorso.

Indice:
pag. 6 TABELLA - AGGIORNAMENTO INTRECCI PARENTALI D'ANGIÒ DI NAPOLI
PREMESSA. IL REGNO ANGIOINO ERA DEL RAMO D'UNGHERIA
7 I. Re Roberto e gli eredi di Carlo d'Angiò
8 II. Duca Durazzo genero Carlo II, il Capitano
12 III. Uccisione di Carlo II, Giovanna è innocente
14 IV. Il Viceré sarà a Taranto, il Duca ad Andria
15 V. Bari, ex Ducato Calabria, provincia di Taranto
16 VI. Luigi Durazzo, senza Ducato, sposa la cognata
17 VII. Carlo III orfano di Luigi, la matrigna libera
18 VIII. La vedova Durazzo risposa il Duca d'Andria
CAPITOLO I. L'AMORE PER LA DUCHESSA DI DURAZZO
23 L'ascesa di Carlo III, pupillo d'Ungheria
24 L'arrivo a Budapest di Carlo «il Piccolo»
27 La Duchessa Margherita III si risposa
30 Mariella nacque a Napoli, Giovannella a Zara
CAPITOLO II. TARANTO EX PROVINCIA DEI DURAZZO
31 Raimondo del Balzo, il Vecchio gonfaloniere
34 Del Balzo stacca Taranto e la Sicilia Citra
34 Luigi Copertino, Dux per sequestrare Taranto
36 Giovanna scippa Taranto e l'affida al marito
37 Carlo III tradito dall'adozione dei Provenzali
38 Del Balzo è su Tiano: è Console-Re di Puglia
40 Lecce fu Teano e Casteldelmonte fu Rama?
43 Il Giustiziere riprende Lecce sotto il pallio
44 Il Duca chiede riscatto alla Regina e fugge
45 Del Balzo antiré da Lecce a Teate per 5 mesi
CAPITOLO III. LA MATRIGNA INVOCA AIUTO AL «PICCOLO»
49 Muore Raimondo il Vecchio: Orsini è l'erede
53 È sull'eredità di Filippo I che nasce la contesa
55 Ottone Principe di Taranto sposa la Regina
58 L'Imperatrice chiama il figliastro Carlo III
CAPITOLO IV. SEI ANNI A NAPOLI CONTRO I CASTIGLIANI
61 Il Duca di Zara onorato come figlio d'Ungheria
62 Carlo torna 6 anni a Napoli, ma senza eredità
63 Liberare il Veneto per reclutare nuova truppa
65 Da Avignone a Roma con un papa napoletano
CAPITOLO V. LO SCISMA DI GIOVANNA E CLEMENTE VII
67 Napoli crea l'antipapa e Urbano fa lo scisma
69 Savoia su Ascoli per Luigi d'Angiò e Giovanna
71 L'antipapa si sposta a Napoli in primavera
73 Raimondo II generale del Papa per Giovanna
75 Sanseverino scippa Matera ai del Balzo
76 Carlo della Pace da Zara a Firenze, e Arezzo
81 Carlo a Verona chiamato «Carlo della Pace»
84 L'Ungheria chiede il sostegno degli alleati
CAPITOLO VI. LA CONQUISTA DI CARLO III RE DI NAPOLI
87 Roma: Urbano incorona Carlo a Re di Napoli
89 Margherita e Ladislao a Roma per Carlo Re
90 Luigi ufficializzato erede in vita da Giovanna
92 Ottone fugge, Carlo prende Aversa e Nola
93 La marcia davanti alle porte di Napoli
94 Il ribelle è alla Reggia: Giovanna tentenna
97 Assedio à Castelnuovo angioino (Gesù Nuovo)
98 Carlo prende la Reggia: Giovanna s'arrende
101 Giovanna salvata dai d'Angiò fugge a Muro
103 FONTI E BIBLIOGRAFIA
- NON COMPRESA NELLE NOTE
- SITI INTERNET E ALTRE FONTI
104 NOTE BIBLIOGRAFICHE
- PREMESSA
- TESTO


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